Una rivoluzione nelle cure dimagranti

Mentre scrivo le vacanze di Natale sono appena terminate e come milioni di italiani penso: ho mangiato troppo.

La Storia recente è piena di annunci di diete miracolose e pillole magiche; la maggior parte di noi ha provato prima o poi a perdere peso, fallendo quasi sempre miseramente a causa di pizze con gli amici o bomboloni al bar. È non è solo una questione di gola, è la nostra biologia a remare contro. Negli Stati Uniti il 43% della popolazione è in sovrappeso; in Italia la situazione è migliore, 21%, comunque un cittadino su cinque (bambini inclusi).

La nostra storia inizia nel 1906, quando alcuni ricercatori notano che dopo i pasti, l’intestino produce una sostanza misteriosa capace di abbassare la glicemia e far passare l’appetito; serviranno ottant’anni di studio prima di dare un nome a questo fantasma.

Identificato nel 1986, il GLP-1 è un ormone naturale che regola lo zucchero nel sangue, rallenta lo svuotamento dello stomaco e invia al cervello un segnale di sazietà. Sembrerebbe l’arma perfetta contro il grasso, se non fosse per un limite biologico: nel sangue, il GLP-1 naturale viene distrutto dagli enzimi in pochi minuti.

Siamo geneticamente programmati per avere fame, desiderare cibi nutrienti e grassi; quel che migliaia di anni fa nella savana rappresentava la nostra assicurazione sulla vita, oggi che abbiamo frigoriferi e divani si è trasformato in una trappola evolutiva.

Lotte Knudsen, uno degli inventori del semaglutide.

Negli anni Novanta la Novo Nordisk – un’azienda danese specializzata nella produzione di insulina – prova rendere il GLP-1 stabile. La leader del team di ricerca, un ingegnere chimico di 29 anni di nome Lotte Knudsen, spende anni cercando modi creativi modificare la molecola.

La chimica sintetica è come giocare con le costruzioni, ma con mattoncini invisibili che devono auto-assemblarsi. Le proteine, gli ormoni e altre molecole biologiche sono composte da sequenze lineari di mattoncini chiamati aminoacidi. In soluzione gli aminoacidi si agganciano tra di loro torcendo la sequenza lineare in una struttura tridimensionale che può agire come una chiave, un cancello, un motore… Trovare la struttura giusta per una data funzione è un problema chimico estremamente complesso.

Dopo anni di tentativi, il team trova la soluzione: “aggancia” un lungo acido grasso a metà circa della molecola di GLP-1. Questa modifica permette all’ormone di legarsi all’albumina, una proteina del sangue che la protegge portando la sua durata (emivita) a 13 ore. Nel 2015 nasce la liraglutide (nome commerciale SAXENDA©): efficace per il diabete e capace di far perdere circa 5 kg a paziente. Un successo che però richiede iniezioni giornaliere, e per questo non ancora diventa una rivoluzione.

Lotte Knudsen e i suoi non si fermano, provano migliaia di varianti diverse del GLP-1 e finalmente trovano una molecola stabile nel sangue per giorni invece di ore. La molecola si chiama semaglutide, ha anch’essa un acido grasso per proteggerla ma, a differenza del liraglutide, ha una piccola mutazione nella sua catena di aminoacidi che impedisce agli enzimi di romperla.

Il recettore del peptide simile al glucagone-1 (GLP-1) è una proteina bersaglio primaria presente nell’intestino e nel cervello che regola la glicemia e l’appetito. Quando viene attivato dall’ormone GLP-1 o da agonisti sintetici, stimola la produzione di insulina, rallenta la digestione e favorisce il senso di sazietà.

La stabilità di una molecola nel corpo umano si misura col suo tempo di dimezzamento. Il GLP-1, la molecola naturale, perde metà della sua concentrazione ogni due minuti; il liraglutide, ogni tredici ore. Il semaglutide, ogni sette giorni!!!

I test clinici su 2000 pazienti sono elettrizzanti: chi assume semaglutide perde interesse per il cibo, ha meno tentazioni e dimagrisce, a parità di dieta, il 12% in più rispetto al gruppo placebo. Nel 2017 arriva sul mercato col nome commerciale di Ozempic© (e successivamente Wegovy©).

Da qui scoppia la “Ozempic-mania”. Influencer sui social e star del calibro di Elon Musk o Robbie Williams confessano di usarla, trasformando un farmaco per diabetici in un fenomeno di costume globale.

Abbiamo già dimostrato in questa rubrica che piccole molecole possono cambiare il mondo; il semaglutide sta cambiando non solo la medicina ma anche la macroeconomia, rendendo la Novo Nordisk l’azienda più capitalizzata d’Europa (circa 500 miliardi di dollari nel 2023). Le vendite di semaglutide sono così importanti per la Danimarca che negli anni passati i test clinici del semaglutide hanno influenzato, sia in meglio che in peggio, il valore della corona danese e i tassi di interesse.

Un successo simile porta sempre con sé anche delle ombre. Una di queste è il costo; una cura di un mese costa più di 1000 dollari negli Stati Uniti, creando un divario sociale tra chi può “permettersi” di dimagrire e chi no (in Europa è meno cara, costa 100-300 euro).

Inoltre, l’uso come farmaco dimagrante ha reso talvolta difficile il reperimento del semaglutide per i pazienti diabetici, che ne hanno un bisogno vitale. Negli ultimi anni i guadagni e le vendite di semaglutide della Novo Nordisk sono diminuite, dopo che altre case farmaceutiche hanno sviluppato molecole concorrenti. Naturalmente, dilagano venditori online che spesso vendono semaglutide di scarsa qualità, impuro o fasullo.

Uno dei maggiori problemi dell’uso del semaglutide è che i suoi effetti non sono permanenti; la cura deve andare avanti per sempre, ogni mese, altrimenti si rischia di riguadagnare il peso perduto. L’uso di questa molecola miracolosa non è un po’ come barare? Alla fine dei conti, è una cosa buona o no per il paziente? I risultati medici dicono di si.

Oltre a far dimagrire, il suo uso riduce l’incidenza di problemi cardiovascolari in pazienti sovrappeso, diabetici e non; studi recenti indicano che, come bonus aggiuntivo, riduce anche la voglia di bere alcool e fumare! Come tutti i farmaci ha effetti collaterali che richiedono controllo medico e prevede una terapia di mesi, con dosi crescenti per evitare la nausea, ma è molto apprezzato ed utilizzato dai dietologi che lo usano nei molti casi in cui l’obesità non è una scelta, ma un problema medico.

Questa rivoluzione scientifica e di costume ci riguarda tutti perché -visti gli standard estetici della nostra società – la maggior parte di noi si sente sovrappeso. Il sogno più diffuso oggi non è essere ricchi o vivere su un’isola tropicale ma essere magri come i modelli che seguiamo su Instagram o in TV. Spesso il sovrappeso viene trattato come una colpa o una mancanza di volontà, e il rischio è che la pillola magica renda ancora più stigmatizzate le persone obese (“Se basta una puntura, perché sei ancora così?”).

Mentre scrivo mi tocco la pancia da cenone e penso: se avessi una fornitura a vita di semaglutide, sarei disposto a usarla? Il pensiero di una vita di colazioni pranzi e cene senza tentazioni sembra allettante, ma credo che, dopo un po’, la novità perderebbe -letteralmente- di gusto.

Altri riferimenti:

Discovery of the Once-Weekly Glucagon-Like Peptide-1 (GLP-1) Analogue Semaglutide

J. Med. Chem. 2015, 58, 18, 7370–7380

Two-year effects of semaglutide in adults with overweight or obesity: the STEP 5 trial

Nature Medicine volume 28, pages 2083–2091 (2022)

The discovery and development of GLP-1 based drugs that have revolutionized the treatment of obesity

Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) September 19, 2024, 121 (39) e2415550121


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