A cosa serve un vaccino

Una furiosa discussione scientifica sulla presunta pericolosità dei vaccini agita l’Italia e altre nazioni da anni. La storia di questa polemica è un istruttivo esempio dell’attuale, enorme potere dei mezzi di comunicazione, e di come una notizia possa facilmente diventare virale (e mai aggettivo è stato più adatto). Tutto comincia nel febbraio del 1998 quando un medico inglese, Andrew Wakefield, pubblica un articolo sorprendente. Wakefield ipotizza, basandosi sulle analisi mediche di 12 bambini, che un vaccino molto usato (il cosiddetto “trivalente” contro morbillo, parotite e rosolia) possa causare l’autismo nei bambini.

La prima pagina dell’articolo di Wakefield.
THE LANCET • Vol 351 • February 28, 1998

I risultati di quella ricerca saranno poi sconfessati dalla rivista che li pubblica; Wakefield sarà radiato dall’ordine dei medici e si scoprirà che (sempre nel 1998) ha richiesto un brevetto per un altro vaccino contro il morbillo, che diventerebbe una miniera d’oro se il vaccino “classico” fosse bandito.

L’articolo di Wakefield (e soprattutto la conferenza stampa organizzata per l’occasione) ebbero un impatto enorme sul pubblico, generando accesi dibattiti che durano ancora oggi. Ci sono centinaia di migliaia di pagine web e migliaia di video di Youtube che descrivono Wakefield come un paladino della verità, schiacciato dagli interessi delle case farmaceutiche, oppure come l’imbroglione più dannoso della storia.

Potremmo addentrarci nei dettagli di questa polemica citando articoli scientifici o rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Non credo servirebbe a molto; i sostenitori delle teorie del complotto giudicano ogni evidenza contraria come un falso, commissionato ad arte dai poteri forti (case farmaceutiche, governi, etc.). Mi limito a sottolineare due dettagli, credo, tra i meno noti: lo stesso Wakefield non criticò i vaccini in generale, ma solo quello specifico trivalente, dicendo che i tre vaccini andavano fatti, ma separati tra loro. Infatti, presentò davvero domanda di brevetto per un vaccino alternativo (ho controllato, potete trovarlo sull’archivio online dello European Patent Office).

Invece di discutere dell’eventuale pericolosità del vaccino, preferisco qui parlare di ciò che il vaccino combatte, cioè le malattie; parliamo, ad esempio, del morbillo.

I sintomi di questa malattia furono descritti per la prima volta nel nono secolo dopo Cristo, in Iran. Sin dall’inizio della sua storia il morbillo è stato un virus aggressivo e pericoloso. I virus del morbillo si trovano in minuscole goccioline d’acqua, di solito espulse tramite colpi di tosse di persone contagiate. Le goccioline sono contagiose per lungo tempo, sino a quattro ore, mentre vagano nell’aria o si depositano su ogni superficie. Quando toccano gli occhi, il naso o la bocca di una persona sana, il virus penetra nelle cellule umane, forzandole a produrre altri virus che si diffondono nei linfonodi, poi nel sangue, nell’intestino e nel cervello. Il virus è così aggressivo da contagiare il 90% delle persone (non vaccinate) che si trovino vicino a un malato.


Il virus del morbillo è molto aggressivo. Un singolo infetto contagia, in media, alte 12-18 persone (il cosiddetto parametro R0). È tre volte più aggressivo del COVID19, e sei volte peggio dell’ #influenza spagnola, che uccise 50 milioni di persone circa 100 anni fa.

La vittima non ha sintomi per 10-14 giorni; poi cominciano febbre e tosse, con occhi rossi e naso che cola. Quindi il corpo si ricopre di pustole, che appaiono sulla testa e sul collo e si diffondono poi al resto del corpo. Il pericolo arriva da eventuali complicazioni secondarie, soprattutto per bambini sotto i 5 anni o giovani sopra i 20: cecità, encefalite, diarrea, polmonite. Colpisce più duramente bambini malnutriti, specialmente quelli in carenza di vitamina A, o quelli con un sistema immunitario compromesso. Nei paesi poveri, circa il 10% dei casi di morbillo provoca la morte.

I virus del morbillo e di altre simili malattie dimostrarono di essere, ai tempi dei conquistadores, più letali di qualsiasi spada o archibugio, colpendo le popolazioni native americane con percentuali di contagio sino al 90%. Nel Cinquecento il morbillo uccise circa i due terzi degli abitanti di Cuba, e la metà di quelli dell’attuale Honduras. Nell’Ottocento il morbillo uccise in pochi anni un quinto degli abitanti delle Hawaii, ed un quinto degli abitanti delle Figi.


Illustrazione raffigurante il morbillo apparsa sul Codice Fiorentino – 1585 circa.

Gli eschimesi che abitavano in Groenlandia ebbero la fortuna di scampare al morbillo sino al ventesimo secolo, ma pagarono caro il ritardo. Nel 1951 un marinaio tornò in Groenlandia dalla Danimarca, portando il virus con sé. Sfortunatamente, i sintomi apparvero solo dopo 19 giorni, abbastanza tardi da farlo andare a una cerimonia rituale di danza, con centinaia di persone riunite assieme (fatto, credo, piuttosto raro per la Groenlandia). Gli effetti furono devastanti. Su 4262 individui potenzialmente esposti al contagio, 4257 si ammalarono, e solo cinque risultarono immuni.

Si calcola che, ancora nel 1980, il morbillo uccidesse 2.6 milioni di persone all’anno!  Dal 2000 in poi la vaccinazione contro il morbillo si è estesa pian piano anche nelle nazioni più povere, riducendo la mortalità di questa storica piaga.

Relazione tra morti per morbillo e %di copertura del vaccino. Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’OMS calcola che le morti causate dal morbillo siano scese da 651000 a 134000 negli ultimi 15 anni, un calo dell’80% che si traduce in milioni di vite umane salvate.

Anche se il grosso dei problemi (e delle morti) è oggi concentrato nei paesi del Terzo Mondo, il virus è ancora attivo in Europa. Nel 2014 ci sono stati 16000 persone infettate in Europa, più del doppio di quelle che c’erano nel 2007. Nel 2015, il numero è raddoppiato ancora, superando i 30000. Quattro persone su dieci degli ammalati erano adulti, otto su dieci erano persone non vaccinate, o senza evidenza di vaccinazione.

Il morbillo era stato considerato estinto negli Stati Uniti nel 2000; invece, nel 2014 ci furono più di 600 casi di morbillo. A gennaio 2015 un’epidemia di morbillo scoppiò in un luogo altamente vulnerabile: Disneyland, in California. Arrivato (sembra) dalle Filippine, il virus colpì 125 persone che avevano visitato Disneyland nello stesso periodo, o che vivevano con chi l’aveva visitata. Circa un quinto dei malati fu ricoverato in ospedale per complicazioni aggiuntive. Dei 110 residenti della California ammalati, 49 non erano vaccinati, altri 47 non sapevano se si erano vaccinati o no, i restanti 14 avevano ricevuto parziale o completa vaccinazione. L’epidemia, alla fine, fu piccola cosa; Disneyland è visitata ogni anno da 24 milioni di persone, e un contagio endemico, ad esempio tra i dipendenti non vaccinati, potrebbe creare una vera e propria fabbrica di virus.

Ho parlato qui solo del morbillo, ma un discorso analogo può essere fatto per tante altre malattie. La poliomielite ha paralizzato o reso deformi migliaia di bambini nel ventesimo secolo, ma al momento è praticamente scomparsa (praticamente, non completamente; il virus è ancora vivo e attivo in Nigeria, Pakistan e Afghanistan).

Antiche foto di bambini colpiti da poliomielite. Fonte: Pinterest

Possiamo provare a riassumere in poche parole una storia purtroppo confusa e complessa. È sempre possibile che un certo vaccino, così come un qualsiasi medicinale, possa avere degli effetti collaterali; in questo caso, è bene verificare, pretendere test e informazioni aggiuntive, basandosi solo su dati affidabili e riproducibili, senza però usare casi singoli di persone ammalate (per quanto drammatici) come prove di evidenza scientifica.

È diritto di ognuno criticare o avere dubbi su uno specifico prodotto; prima, però, di criticare i vaccini in generale, pensiamo che l’alternativa sarebbe molto, molto peggiore.

Pubblicato sulla Rivista SAPERE, Aprile 2017.

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