La donna che diventò immortale

Mai come ora sentiamo, al cinema e in TV, storie di supereroi americani dotati di poteri incredibili; i superpoteri veri, però, sono spesso più strani e più inquietanti di quelli di un Superman qualsiasi.

La vita di Henrietta Lacks, una donna di Baltimora come tante, non era semplice nel 1951; era faticoso tirare avanti nell’America degli anni cinquanta, soprattutto se eri una donna, soprattutto se eri afro-americana.

Henrietta aveva una vita tutto sommato normale, una casa, un marito e quattro figli da crescere.  In gravidanza, aspettando il quinto figlio, scoprì di avere un nodulo che sanguinava spesso, e che non sparì dopo il parto. Una biopsia diede la risposta più temuta: il nodulo era un tumore all’utero, aggressivo e maligno.

All’epoca la medicina non poteva ancora curare in maniera efficace il tumore dell’utero; in più, c’erano le leggi razziali, e non tutti gli ospedali curavano gente di colore.

Henrietta riuscì, comunque, avere le cure necessarie presso l’ospedale John Hopkins, di Baltimora. Il trattamento principale usato era la radioterapia, come oggi, ma molto più brutale: tubi di materiale radioattivo erano inseriti nella parte di corpo da trattare, distruggendo un po’ tutte le cellule, sia malate che sane.

Tubi radioattivi pieni di sali di radio, che erano inseriti all’interno dei pazienti affetti di cancro.

Il tumore di Henrietta era troppo aggressivo per cure così primitive; morì il 4 ottobre del 1951, lasciando soli il marito e i cinque figli.

Radio terapia per malattie della pelle, primi del Novecento.

Sembrava la fine di una vita come tante; era invece l’inizio di una storia unica e incredibile.

Il campione di cellule prelevato da Henrietta arrivò nel laboratorio di George Otto Gey, un biologo dell’ospedale. La ricerca aveva un enorme bisogno di cellule umane vive per testare medicine e cercare di capire meglio i meccanismi di una malattia strana come il cancro; era difficile però avere sempre cellule a disposizione. Fuori dal nostro corpo, le nostre cellule durano poco; si riproducono per un po’, poi muoiono. Spesso, tenere le cellule in vita per un test richiedeva più tempo e lavoro del test stesso, e questo non permetteva di fare studi efficaci sulle cellule umane.

Le cellule di Henrietta erano diverse: la mutazione provocata dal tumore le aveva rese praticamente immortali. Se coltivate con cura, le cellule continuavano a riprodursi all’infinito, sempre uguali, permettendo quindi di fare esperimenti usando sempre lo stesso tipo di cellula.

Cellule HeLa

Gey chiamò queste cellule HeLA, dalle iniziali di Henrietta Lacks.

Le studiò pubblicando poi i risultati, e attirando l’interesse di altri colleghi che cominciarono a chiedere a Gey campioni HeLa per i loro studi. Le HeLa, facili da tenere in vita e moltiplicare, potevano essere spedite in altri laboratori persino via pacco postale. Per la prima volta nella storia, i biologi e i medici potevano fare esperimenti riproducibili su cellule umane, facili da studiare, tutte uguali. Questo cambiò la storia della medicina.

Uno dei primi e più importanti successi favorito dalle cellule HeLa fu la sconfitta della poliomielite. 

Ormai poco nota da noi, la poliomielite è una malattia virale che colpisce spesso bambini, provocando morte o paralisi, e la deformazione di braccia o gambe. Negli anni cinquanta la poliomielite era temuta quanto la bomba atomica; nel 1952 un’epidemia aveva colpito più di cinquantamila persone negli Stati Uniti, uccidendone tremila e lasciando paralizzate ventunomila persone (tra cui molti bambini). La ricerca di un vaccino era fondamentale, ma i test esistenti usavano cellule di scimmia, estratte ogni volta da scimmie vive, con non pochi problemi e costi. Le cellule Hela cambiarono tutto, permettendo di avere centinaia, migliaia di campioni disponibili per i test. Nel 1955 (solo 4 anni dopo la morte di Henrietta!) un laboratorio costruito apposta per lo scopo riusciva a produrre circa seicentomila campioni di HeLa a settimana, pronti per la spedizione via posta a laboratori sparsi in tutta la nazione. E così anche grazie alle HeLa, finalmente, arrivò il vaccino per la poliomelite, cancellando quasi del tutto questa terribile malattia (oggi è epidemica solo in Pakistan, Afghanistan e Nigeria).

Da allora sino ad oggi le cellule HeLa sono state usate per studi di tutti i tipi, dal cancro all’AIDS, producendo circa settantamila studi scientifici e due premi Nobel. Si calcola che, in tutto il mondo, siano state prodotte 50 milioni di tonnellate di cellule HeLa, molte di più di tutte le cellule del corpo da cui provenivano.

Uno degli studi fatti con cellule Hela ha anche permesso di stabilire la connessione tra il papilloma virus e il tumore all’utero, contribuendo infine a salvare migliaia di donne come Henrietta.

Il lato più incredibile di questa storia è che, mentre la produzione di cellule HeLa diventava un business planetario, nessuno mai ripagò, ringraziò e neppure informò la famiglia di Henrietta, che visse in povertà. I suoi figli scoprirono solo negli anni Settanta che Henrietta aveva, senza volerlo, dato un contributo fondamentale alla medicina moderna.

La causa dell’immortalità delle cellule HeLA è nota. Il papilloma virus che infettò Henrietta aveva modificato geneticamente alcune cellule del suo utero, dandogli nuovi poteri.

Le cellule HeLa sono così incredibili, così diverse dalle cellule umane che qualcuno ha suggerito persino di considerarle una nuova specie.

Tutte le cellule umane standard hanno quarantasei cromosomi; le HeLa ne hanno un numero molto maggiore, che varia da settantasei a ottanta, a seconda del momento. Inoltre, questi cromosomi non si danneggiano o accorciano ad ogni divisione cellulare, come quelli normali.

Le nostre cellule sono programmate per riprodursi un numero finito di volte, e poi morire. Questo sembra una cosa brutta, ma è in realtà un meccanismo fondamentale del nostro corpo, indispensabile ad esempio per lo sviluppo delle nostre dita o del nostro cervello.

Le cellule mutanti di Henrietta non avevano questa limitazione, e questo la uccise, fornendo però anche un potente strumento per studiare e combattere tante malattie, tra cui lo stesso papilloma virus che aveva ucciso, tramite il tumore, Henrietta.

Oggi, grazie anche alle esperienze del passato, un medico non può più usare a suo piacimento le cellule di un paziente, ed i pazienti hanno il diritto di essere informati su quello che succede a pezzi del loro corpo; esistono ormai migliaia di ceppi di cellule, alternativi alle HeLa, che sono usati per ricerche biologiche. Nonostante questo, le cellule HeLa sono ancora diffusissime; anzi, sono così robuste e prolifiche da contaminare spesso le altre linee cellulari presenti in un laboratorio, comportandosi un po’ come la gramigna infestante nel campo della biologia.

La storia di Henrietta è stata raccontata nel 2011 in un libro della scrittrice Rebecca Skloot e nel 2017 in un film per la TV, prodotto dalla HBO. Mentre scrivo ho davanti a me una foto screpolata di Henrietta con suo marito. La sua storia ci insegna quanto siano imprevedibili le vie del Destino, e di come a volte minuscoli incidenti casuali possano cambiare la vita di una persona, o anche di tutta l’umanità, e come a volte anche da una tragedia possa venire qualcosa di buono.

Ancora una volta, e a nome di tutti, grazie di cuore Henrietta per il tuo incredibile, involontario, inaspettato dono.

Fonte delle immagini: wikipedia.

Pubblicato sulla Rivista SAPERE, Giugno 2019.

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