Halley, Il cacciatore di comete

Che poi il titolo non è neanche giusto, in realtà di comete ne ho studiata solo una, ma sono stato bravo a capire che era sempre quella.

Mi chiamo Halley,  Edmund Halley, e sono famoso perché ho dato il nome alla cometa più famosa, che visita il sistema solare ogni 76 anni. A dire il vero ho fatto tante altre cose, ma quella è stata la mia scoperta più grande.

Sono nato a Londra nel 1656, tredici anni dopo il mio amico Isaac Newton, nel bel mezzo della rivoluzione inglese, quando avevamo decapitato il nostro re e proclamato la repubblica (esperienza disastrosa, infatti poi siamo tornati alla monarchia). Cresco ricco, bravo e appassionato di astronomia, una combinazione eccellente per fare lo scienziato nel Seicento; a 17 anni stupisco i miei compagni portando al college un telescopio di ben sette metri (pagato da papà).

Vivo in tempi gloriosi sia per la Scienza che per la Gran Bretagna; sono entrambe giovani e in forte espansione,  la prima con Fisica, Matematica, Astronomia, Chimica… la seconda con i suoi velieri, creando un impero che arriva a coprire un quarto di tutte le terre emerse. Uno dei segreti del successo britannico è che unisce spedizioni militari e scientifiche, esplorazione e scoperta. Ne approfitto anch’io, e a vent’anni ottengo il permesso di costruire un osservatorio nel bel mezzo dell’Atlantico, sull’isola di Sant’Elena (quella di Napoleone).

Da lì con i miei telescopi catalogo 350 stelle dell’emisfero australe ancora sconosciute, osservo il transito di Mercurio sul Sole e tante altre cose interessanti. Passo due anni felici; solo uno scienziato può divertirsi su uno scoglio disabitato in mezzo al mare (anche se il sabato sera, devo dire, non è un gran che).

Nel 1681 mi capita di parlare con Giovanni Cassini, un giovane professore dell’università di Bologna. Secondo Cassini, le comete che si vedono nel cielo sono oggetti in orbita attorno al Sole, come i pianeti, solo che fanno orbite molto, molto più lunghe e lente (lui le chiama “astri ricorrenti”). L’anno dopo una cometa appare in cielo; una scia luminosa diversa da tutte le altre stelle, ben visibile, che si sposta piano piano per il firmamento, poi scompare. Naturalmente mi metto a studiarla! Paragonando la cometa del 1682 alle altre noto una cosa interessante: la cometa precedente era apparsa nel 1607, cioè 75 anni prima. La cometa prima di quella 76 anni prima, nel 1531. Può essere una coincidenza? Forse 76 anni è il periodo orbitale di questo “astro ricorrente”, come lo chiama Cassini.

Come accennato conosco Isaac Newton, un tipo strambo ma molto intelligente. Ero stato io ad accorgermi, quasi per caso, che Newton aveva risolto uno dei più grandi problemi dei miei tempi, cioè dimostrare matematicamente le leggi del moto planetario. C’era riuscito con una formuletta semplice semplice, quella della gravitazione universale. Con gran fatica (e pagando di tasca mia) lo avevo convinto  a pubblicare i suoi risultati in un libro intitolato i Principia; ne era valsa la pena.

Quindi, forte della mia intuizione, dopo il 1682 mi metto a fare calcoli usando la formula di Newton, e faccio una previsione: la cometa apparirà di nuovo nel 1758, al massimo 1759. La storia è già piena di astrologi che fanno previsioni, ma io ho dalla mia le formule di Newton, e sono il primo ad usarle per una previsione.

Purtroppo la mia biologia non aiuta la mia astronomia e muoio diciassette anni troppo presto, senza sapere che ho ragione. Nella notte di Natale del 1758, un astronomo tedesco nota qualcuno di strano in cielo. La mia cometa era tornata! Posso tranquillamente dire che era la mia, perché da allora le hanno dato il mio nome.

Dopo di me gli studiosi hanno trovato tantissime altre tracce del passaggio della cometa nella Storia e nell’Arte, tutte a circa 76 anni di distanza l’una dall’altra.

La cometa del 1682, 1607, 1531 è la stessa che, nel 1301, Giotto dipinge nella Cappella degli Scrovegni a Padova (lui lancia la moda, e da allora le stelle comete invadono il presepe).

È la stessa che, nel 1066, fu giudicata un cattivo presagio per re Aroldo d’Inghilterra che perse poi la battaglia di Hastings, la vita e la corona. Anche questa volta, la cometa finì in un’opera d’arte, il famoso arazzo di Bayeux. Sembra che nel 1222 la cometa abbia ispirato Gengis Khan a invadere l’Europa; nell’837 terrorizzò l’imperatore Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno. I romani la avvistarono nell’11 A.C., i babilonesi nell’87 A.C. e nel 164 A.C.

Le cronache cinesi parlano di una “stella a forma di scopa” nel 240 A.C.; non tutti questi avvistamenti rispettano la regola dei 76 anni, ma c’è una certa variabilità in un’orbita così enorme, e poi gli antichi facevano spesso confusione con le date. L’avvistamento più antico della cometa sembra sia quello dei Greci, nel 466 A.C., riportato in un articolo che però l’inetto autore di questa rubrica (che dà voce alla mia storia) non è riuscito a rintracciare.

L’ultima volta che la cometa di Halley ci è passata vicino è stata nel 1986, e forse qualcuno dei lettori meno giovani se la ricorda; la prossima volta arriverà nel 2061, e spero che siate ancora qui per vederla, perché è bella.

In questo momento la cometa è nel punto più lontano da noi, a cinque miliardi di chilometri dal Sole, molto oltre il pianeta più estremo, Nettuno. È praticamente invisibile, un sasso di pietra e ghiaccio di quindici chilometri per otto che non riflette la luce. Viaggia lenta, solo un chilometro al secondo, ma già sta accelerando di nuovo verso di noi. Correrà sempre più veloce, sino a 55 chilometri al secondo e, avvicinandosi al sole, il ghiaccio che la ricopre si trasformerà in gas creando la coda che tutti conosciamo.

La cometa di Halley, dov’è ora rispetto alle orbite di Nettuno ed Urano e dove sarà nel 2061.

La cometa, come noi, non è immortale e la sua bellezza ha un prezzo. Ad ogni passaggio perde da uno a tre metri di dimensione; prima o poi, il suo ghiaccio finirà e la cometa di Halley si spegnerà, disintegrandosi o diventando un anonimo sasso. Sino ad allora continuerà a riempire, di tanto in tanto, i nostri cieli assistendo agli eventi della Storia di noi esseri umani e magari, a volte, ispirandola.

La cometa di Halley, in tutto il suo splendore.

Se ti è piaciuto l’articolo, leggi anche:

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑