Cacciatori di Pianeti

Questa è la storia di come un gruppo di astronomi dilettanti trovò una stella che sfugge a ogni classificazione, e di come questo mistero ha scatenato le nostre fantasie sull’esistenza di una possibile civiltà aliena.

La prima cosa da dire, per raccontare la nostra storia, è che il nostro Universo è più grande di quanto possiamo concepire. È enorme, e anche pieno di stelle: secondo le ultime stime, ce ne sono 300 triliardi (cioè 3 00 000 000 000 000 000 000 000 stelle).

Quante di queste stelle hanno un pianeta che gli orbita attorno? E quanti di questi pianeti possono ospitare una qualche forma di vita? E (domandone finale): ce ne sarà almeno uno che ospita FORME DI VITA INTELLIGENTE?

Per dare risposta a queste domande gli astronomi esplorano da tempo il cielo, a caccia di pianeti lontani. Anche i telescopi più potenti, però non possono vedere direttamente un pianeta; alle distanze astronomiche di cui stiamo parlando, anche le stelle sono solo piccoli puntini. I pianeti sono minuscoli in confronto alla loro stella, e non emettono luce propria; sono perciò quasi sempre invisibili. Gli astronomi possono però “scoprire” un pianeta misurando come varia la luminosità di una stella nel tempo. Se un pianeta passa, ad intervalli regolari, davanti alla stella, il grafico della sua luce misurata giorno per giorno (chiamato light curve) mostrerà dei cali periodici e regolari.

Un pianeta può, passando davanti alla sua stella, cambiare la sua luminosità.

Nel 2009 la NASA lanciò in orbita un telescopio spaziale chiamato Keplero, che aveva un solo obiettivo: scoprire pianeti. Ancora oggi in funzione, Keplero riesce a misurare la luce di circa 150 000 stelle ogni mezz’ora, generando una mole enorme di dati, che è poi inviata a Terra. I computer possono analizzare ognuna di queste stelle, creando una light curve che mostra la sua variazione nel tempo. Il problema è che i computer non sono molto bravi a “scoprire” variazioni periodiche in questi grafici; gli esseri umani sono meglio.

Per questo, nel 2010 cominciò il progetto “Planet Hunters” (cacciatori di pianeti), con cui gli astronomi della NASA chiedevano aiuto a tutti gli appassionati. Andando sul sito planethunters.org  chiunque (anche tu!) può aiutare a scoprire nuovi pianeti. È un lavoro molto facile; il sito mostra una light curve, e bisogna individuare eventuali picchi o variazioni periodiche nel grafico.

Se vari “Planet Hunters” segnalano la stessa variazione in una stella, entrano in campo gli astronomi professionisti, che studiano la stella con attenzione.

Dal 2010 più di 300 000 volontari di Planet Hunters hanno analizzato circa 12 milioni di grafici scoprendo un centinaio di potenziali pianeti!

Nel settembre 2015, arriva una sorpresa inaspettata; vari Planet Hunters notano lo strano comportamento della stella KIC 8462852 (dove le lettere iniziali significano Kepler Input Catalog). La light curve di questa stella è strana; invece di picchi periodici mostra cali di intensità irregolari ed enormi, sino al 22% della luce normale della stella. Per intenderci, un pianeta grande come Giove causerebbe al massimo un calo dell’1%!

La strana light curve della stella KIC 8462852.

Qualsiasi cosa stia passando davanti alla stella è grandissimo, e non ha una forma circolare, che produrrebbe semplici picchi e non variazioni complesse. L’astronoma professionista Tabetha –, con altri scienziati, analizza i dati cercando errori nella misura. Non ce ne sono; la luce della stella è paragonata a quella di stelle vicine, si cercano bachi nel programma, spiegazioni dovute ad errori del telescopio, o altre cause tecniche. I dati sono corretti.

A gennaio 2016 Tabetha e i suoi colleghi pubblicano i risultati in un articolo scientifico intitolato: “Where’s the Flux?”, che significa dov’è il flusso (mancante) di luce. Le iniziali nel titolo non sono scelte a caso: formano la sigla WTF, acronimo inglese che può essere tradotto, ad essere benevoli, con: DOVE C(avolo) È IL FLUSSO?

Scena immaginaria di frammenti generati dalla distruzione di un pianeta. fonte: Wikipedia/NASA.

La stella KIC 8462852, spesso chiamata “Tabby’s star” dal nome dell’astronoma, scatena le fantasie di scienziati, giornalisti e pubblico. Si studiano varie ipotesi su cosa possa oscurare la stella.

Le varie teorie in competizione sono:

  1. Un anello di polvere stellare che orbita attorno alla stella.
  2. Uno sciame di comete che si stanno disintegrando.
  3. Una stella appena formata, con tanto materiale attorno ancora da assorbire.
  4. Un pianeta appena distrutto, forse dallo scontro con un asteroide, con tanti frammenti di forma irregolare.
  5. Un enorme pianeta tipo Saturno, circondato da ampi anelli oscillanti.
  6. Un pianeta seguito da tanti asteroidi che seguono la sua stessa orbita.
  7. Variazioni di luminosità interne della stella, dovute a un trasporto di calore irregolare dal centro (dove avviene la fusione nucleare che alimenta la stella) alla superficie.

La spiegazione più audace però, quella che cattura l’attenzione del pubblico, attribuisce “l’ombra” osservata a un’enorme megastruttura aliena, formata ad esempio di anelli concentrici, orbitante attorno alla stella.

un’immagine fantastica di una possibile mega-struttura aliena costruita attorno a una stella. Fonte:Danielle Futselaar, seti.org

L’idea di enormi megastrutture aliene non è nuova, proposta già nel 1960 da Freeman Dyson, un fisico americano. Secondo Dyson una civiltà estremamente avanzata avrebbe bisogno di enormi quantità di energia, più di quella disponibile sul proprio pianeta. Per catturare più energia gli extraterrestri avrebbero costruito enormi strutture in orbita attorno al loro sole, pannelli solari come vele spaziali, più estese di qualsiasi pianeta possiamo immaginare. La complessa danza di queste strutture attorno alla stella potrebbe dare una light curve complessa, come quella osservata per KIC 8462852? In teoria, si.

Da appassionato di fantascienza che aspetta gli alieni sin da bambino, mi piacerebbe dirvi che questa è la teoria migliore, quella che spiega meglio i dati, e che quindi possiamo sognare di aver scoperto, finalmente, che non siamo soli nell’universo.

Purtroppo, le ultime analisi sembrano favorire altre teorie; la struttura qualunque cosa essa sia, non assorbe la luce a tutte le lunghezze d’onda, quindi non può essere un oggetto solido.

Le spiegazioni più probabili sembrano essere una nube di polvere, o qualche variazione interna della stella.

Non esiste, però, ancora una spiegazione certa; per questo, sia la NASA che il programma ufficiale di ricerca di vita extraterrestre (SETI) hanno fatto altre misure, puntando vari tipi di telescopi verso la stella misteriosa. È probabile che presto avremo una soluzione del mistero, anche se probabilmente non sarà quella che speriamo, la più audace ed eccitante.

Anche la stella di Tabby ha una spiegazione “normale”, ciò non esclude che qualcuna delle altre 149 999 stelle che Kepler sta osservando abbia in serbo altre sorprese, magari la prova, finalmente, che l’Universo non è poi un posto così deserto come sembra.

Gli astronomi di tutto il mondo continuano a cercare, insieme a migliaia di volontari di Planet Hunter; provateci anche voi, non è divertente come un videogioco ma può essere utile, e ci permette di continuare a sognare.

Pubblicato per la prima volta sulla rivista Sapere, Dicembre 2018.

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