Non succede spesso che uno scienziato crei una nuova disciplina partendo da zero, specialmente se è solo uno scienziato dilettante. Io l’ho fatto quasi senza accorgermene.
Mi chiamo Gregor Mendel e nella vita sono stato frate, meteorologo, botanico, viticultore, apicultore e pluri-bocciato professore.
Sono nato nel 1822; famiglia povera e padre disabile, ma con tanta voglia di studiare. Lavoro come giardiniere e apicultore per sbarcare il lunario e, per farmi studiare, mia sorella usa persino i soldi della sua dote.
E infine mi faccio monaco, per scappare alla fame e all’incertezza e continuare a studiare; allora lo facevano in tanti. Divento frate Gregor Mendel e vivo nel convento di S. Tommaso nella città di Brno, nell’attuale Repubblica Ceca. Mi danno anche una parrocchia da gestire ma è un disastro, sono troppo timido per andare a visitare i fedeli. Poi l’abate pensa di far di me un insegnante, e mi manda a studiare a Vienna, ma soffro di attacchi di ansia e di depressione, e mi bocciano all’esame da professore. Per due volte!
Torno a Brno nel 1853 senza esser diventato professore, e per gli anni successivi mi rassegno ad insegnare – come supplente – nella scuola elementare. Non sono triste però, la mia vita è piena di ore felici, soprattutto quando posso fare osservazioni scientifiche. Studio di tutto, dalla meteorologia alle acque del sottosuolo, dalle api alle piante. Sono il fondatore della società metereologica austriaca, sapete. Non è per questo, però, che divento famoso.
Nel 1859, mentre io faccio esperimenti nella quiete del mio giardino, Charles Darwin pubblica un libro chiamato L’Origine delle specie, e tutta la nostra visione della vita e della biologia cambia. La polemica sulla nuova teoria dell’evoluzione è accesa e la teoria di Darwin ha parecchi punti deboli; soprattutto, non è chiaro cosa generi le diverse variazioni tra i membri di una stessa specie, e come queste variazioni si trasmettano ai discendenti.

La polemica in Inghilterra sembra, però, molto lontana dalla mia vita. Provo dapprima a fare incroci con le api, ma uso una varietà troppo aggressiva che punge gli altri frati e devo smettere.
Studio i topolini, ma il mio abate non gradisce che in abbazia si studi il sesso, seppur di animali.
Passo quindi alle piante e tra il 1856 e il 1863 coltivo e ne studio circa 28000! I risultati migliori li ottengo con gli umili, comunissimi piselli dell’orto. Per pura fortuna, ho scelto le piante ideali per studiare genetica: in molte piante e animali la trasmissione dei caratteri ereditari è complicata, e dipende dalla combinazione di molteplici geni come succede anche con il colore dei nostri occhi. I piselli invece possono essere ottenuti in razze pure, sono ermafroditi – per fortuna questo l’abate non lo sa – e hanno tratti somatici che dipendono da singoli geni, situati su cromosomi diversi. Sono facili da coltivare in grandi quantità e in piccoli spazi, e sono anche buoni.
Studio sette diverse caratteristiche: forma e colore del baccello, forma e colore dei semi, posizione e colore dei fiori, altezza della pianta. Incrocio prima delle piante tra di loro, per ottenere razze pure; poi le mischio tra di loro e osservo i risultati che sono sorprendenti.

I caratteri studiati sono unitari, non si mischiano tra loro. Un fiore è bianco o rosso, non rosa. I figli di un incrocio non hanno una miscela di tratti dei genitori, ma sempre e solo uno dei due tratti, che io chiamo fattore dominante. Accoppiando una pianta di fiori rossi con una di fiori bianchi, la prima generazione ha sempre tutti i fiori rossi; il fattore recessivo dei fiori bianchi sembra scomparire, ma non è così. La seconda generazione, presenta ¾ di fiori rossi e ¼ di fiori bianchi.
Il bianco sembra risorgere dal nulla, scorrendo invisibile tra le generazioni.

Ogni caratteristica può avere due componenti, uno da ciascun genitore. Oggi questi componenti sono chiamati alleli. Uno dei due domina sull’altro; in caso siano presenti entrambi, è visibile solo il carattere dell’allele dominante.
In pratica, se un fiore con due alleli rosso, chiamiamoli RR, si accoppia con un fiore con due alleli bianco, chiamiamoli bb, i figli avranno tutti alleli Rb, e saranno rossi perché il rosso è dominante. Nei loro figli però gli alleli si rimescolano ancora, e ogni figlio può avere varie combinazioni: RR, Rb, bR, bb. Nei primi tre casi il fiore sarà rosso, ma nell’ultimo caso, due fiori rossi possono generarne uno bianco, e questo spiega la proporzione di ¾ a ¼ trovata nei miei esperimenti. Per anni ho incrociato e re-incrociato innumerevoli generazioni di piante, usando un’analisi matematica rigorosa per raccogliere montagne di dati.
Nel 1865 presento i miei risultati in due conferenze scientifiche e scrivo un articolo che è bene accetto, anche se nessuno ne capisce la reale importanza. È considerato un buon studio sugli ibridi, niente più. Alla fine, sono solo un piccolo studioso dilettante ai bordi dell’Europa scientifica del tempo. A Darwin i miei risultati avrebbero fatto comodo per spiegare la sua evoluzione; lui si era inventato la pangenesi, una teoria tutta sballata. Vado persino a Londra in viaggio di piacere, ma non incontrerò mai Darwin; peccato.
Il mio articolo è presto dimenticato.
Poi, nel 1900, la svolta; per una incredibile coincidenza tre scienziati giungono, nel giro di due mesi, alle mie stesse conclusioni! Il primo è un olandese, De Vries, che pubblica i suoi risultati citandomi a stento, in una nota. Il secondo è un tedesco chiamato Correns; visto che de Vries è arrivato prima di lui, per non dargli priorità della scoperta scava nei vecchi articoli, e riporta alla luce il mio!
Scrive: “Pensavo di aver trovato qualcosa di nuovo. Ma poi mi convinsi che l’abate Gregor Mendel a Brno, negli anni Sessanta, non solo aveva ottenuto gli stessi risultati attraverso esperimenti con i piselli, come me e de Vries, ma aveva anche dato esattamente la stessa spiegazione, per quanto fosse possibile nel 1866“.
Con questa frase velenosa distrugge la priorità di De Vries e tra i due scienziati concorrenti, io raggiungo fama eterna. Un terzo scienziato austriaco conferma poi i miei risultati. Da allora, la scienza della genetica è avanzata moltissimo, è molto più complessa di ciò che io avevo visto, fortunosamente, sui piselli, ma voi avete imparato a capirla. Quasi cento anni dopo le mie indagini, avete scoperto dove si trovavano i misteriosi fattori che io vedevo mescolarsi a due a due: nel DNA delle cellule.
Che fine feci, vi chiedete? Molto banale. Infine, diventai io abate e lasciai perdere gli studi per colpa dei molti impegni di questa nuova posizione. Non ebbi mai dubbi però sul fatto che, un giorno, i miei studi sarebbero serviti a qualcosa.
“Ho vissuto ore amare nella mia vita. Tuttavia, le ore belle e buone hanno superato di gran lunga le altre.
Il lavoro scientifico mi ha dato tanta soddisfazione, e sono convinto che il mondo intero riconoscerà i risultati di questi studi”.
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